Dopo una ricerca sulle esigenze degli studenti universitari milanesi che provengono da altre regioni e dopo un successivo approfondimento sugli studenti pendolari, è questa la terza ricerca che MeglioMilano svolge sul mondo universitario.
Mi fa piacere dire subito che in questo caso, molto più che nei precedenti, senza la collaborazione delle Università milanesi, la ricerca non sarebbe stata possibile: le sei Università milanesi (Bicocca, Bocconi, Cattolica, Iulm, Statale, Politecnico) che ci hanno fornito i bilanci rappresentano il 97% degli iscritti ed a loro, tutti soci di MeglioMilano, va un caloroso ringraziamento. Un particolare grazie va anche rivolto alla Camera di Commercio, uno dei tre soci fondatori di MeglioMilano, che ha condiviso l’impostazione iniziale della ricerca e ne ha finanziato una parte. La ricerca è stata anche più impegnativa delle precedenti: per la necessità di rendere omogenei i dati, per le decisioni che è stato necessario assumere nel corso delle elaborazioni, per la grandezza stessa dei valori economici in gioco. Avevamo come riferimento precedenti studi in altre città, ma nessuna di queste ha un sistema universitario ramificato e complesso come quello milanese, per numero di Atenei (10) di Facoltà (22), di specializzazioni (172), di studenti iscritti (176.000). Un patrimonio con una potenzialità così elevata è stato nei fatti sottovalutato, almeno fino a pochi anni fa, dalla città che lo ospita: le tante eccellenze milanesi, moda, borsa, sanità, design, hanno oscurato questa eccellenza e le cittadelle universitarie sono cresciute in solitaria autonomia.
|
|
Oggi le cose sono molto cambiate: provvedimenti del Comune e della Regione riconoscono e favoriscono l’edilizia universitaria, banche e capitali privati impostano programmi con i rettori, i principali quotidiani ospitano dibattiti sul sistema universitario milanese inquadrandolo come elemento importante della strategia di Milano, del suo marketing urbano.
I 2.500 milioni di euro annui che Roberto Camagni valuta prudenzialmente come l’indotto economico che le università generano per la città, ci inducono ora a due riflessioni.
La prima è che la cifra in questione è un colpo di maglio anche per chi, come noi stessi, si immaginava cifre grandi, ma non così enormi: quest’ordine di grandezza è la prova che le Università non sono solo le Istituzioni del Sapere, bensì un importante motore di sviluppo delle città; la dimensione dell’impatto economico obbliga l’intera Milano, dagli amministratori agli erogatori di servizi agli imprenditori, ad un nuovo e più deciso atteggiamento nei confronti delle Università milanesi e della loro popolazione.
La seconda è che al Tavolo di Lavoro che nei fatti si è venuto a creare a Milano, la componente universitaria da un lato ha ormai un riconoscimento totale, dall’altro deve fornire stimoli e visioni per quella Milano di domani che dovrà essere in grado di valorizzare tutte le sue eccellenze e di far dialogare di più i due fondamentali mondi della ricerca e della imprenditorialità. |